29 marzo 2026
Mercurio nel pesce: i rischi nel rapporto EFSA
Secondo un
report dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, una persona su tre in
Europa consuma quantità potenzialmente pericolose di pesce con alti livelli di
mercurio
Secondo
un recente rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare EFSA
circa una persona su tre in Europa, incluse le donne in gravidanza, sta
consumando quantità potenzialmente pericolose di pesce contenente alti livelli
di mercurio. L’EFSA definisce come “non sicuro” il consumo di tre o più
porzioni a settimana di pesce che contiene una concentrazione di metilmercurio
(MeHg) pari o superiore a 1 mg per chilogrammo di peso del prodotto non
lavorato.
Un
trend in crescita e le sue cause
Il
rapporto evidenzia un aumento significativo nel consumo frequente di specie
ittiche ad alto contenuto di mercurio tra il 2023 e il 2024. I dati mostrano
che la percentuale di intervistati che consuma tre o più porzioni settimanali
di questo tipo di pesce è balzata dal 26% nel 2023 al 50% nel 2024. È
interessante notare che questo incremento è avvenuto indipendentemente dal
fatto che i paesi avessero aggiornato o meno le proprie raccomandazioni
dietetiche. Secondo l’indagine, i fattori trainanti di questo cambiamento sono
il gusto, il prezzo e i benefici percepiti per la salute, che spesso mettono in
secondo piano le preoccupazioni relative alla sicurezza alimentare.
La
lacuna informativa: benefici vs rischi
Uno
dei problemi principali emersi dalle interviste (condotte su circa 15.000
persone nella prima ondata e 8.000 nella seconda) è lo squilibrio nella consapevolezza
dei consumatori. Mentre fino al 60% degli intervistati è pienamente consapevole
dei benefici del pesce, come la presenza di omega-3, solo una piccola minoranza
(tra il 10% e il 14%) conosce i rischi legati ai contaminanti come il mercurio.
Gli esperti suggeriscono che i messaggi sulla salute che promuovono gli omega-3
sono stati molto efficaci, ma talvolta mancano di enfasi sulla necessità di
moderazione e sulla scelta delle specie più appropriate.
Soggetti
vulnerabili e rischi per la salute
Il
mercurio rappresenta un rischio potenziale per lo sviluppo neurologico. Le
popolazioni più vulnerabili sono:
·
Feti e neonati
·
Bambini fino ai 6 anni
·
Donne in gravidanza, in fase di
allattamento o che pianificano una gravidanza.
Per
queste categorie, gli esperti consigliano di evitare del tutto i pesci ad alto
contenuto di mercurio. Per il resto della popolazione, il rischio principale
associato al mercurio riguarda il sistema cardiovascolare, motivo per cui il
consumo di specie predatrici dovrebbe essere limitato a poche volte al mese.
Quali
pesci scegliere?
La
regola generale suggerita dagli esperti per orientarsi è osservare la taglia
del pesce. Le grandi specie predatrici accumulano più mercurio nel tempo. Tra i
pesci da limitare o evitare (con MeHg ≥ 1 mg/kg) figurano:
·
Squalo
·
Pesce spada
·
Grandi esemplari di tonno
Al
contrario, le specie più piccole tendono ad avere livelli di contaminazione
molto più bassi e sono considerate sicure per un consumo di 3-4 porzioni a
settimana. Tra queste troviamo:
·
Sardine, acciughe e aringhe
·
Salmone, trota e sgombro;
·
Merluzzo e nasello
Un’eccezione
importante riguarda il tonno in scatola: poiché solitamente è prodotto a
partire da esemplari di tonno più piccoli e meno costosi, tende ad avere livelli
di mercurio inferiori rispetto al tonno fresco di grandi dimensioni, rendendolo
un’opzione più sicura, sebbene il contenuto di sale della salamoia sia un
fattore negativo da considerare.
Conclusioni
e raccomandazioni
In
conclusione, secondo il rapporto EFSA, il pesce rimane una fonte eccellente di
proteine di alta qualità e oli essenziali.
Ronan
Gormley, professore a contratto presso la
Scuola di agricoltura e scienze alimentari dell’University College di Dublino
(Irlanda), commenta:
Tutti
i pesci sono ricchi di proteine di alta qualità, ma il tonno è probabilmente
quello con il contenuto più elevato. Specie ittiche comuni come merluzzo,
sgombro e nasello ne forniscono 18-20 g/100 g, una quantità inferiore a quella
del tonno, ma comunque eccellente. Il tonno in scatola è solitamente conservato
in salamoia, il che aumenta leggermente il contenuto di sale, un piccolo
svantaggio. In conclusione: mangiate pesce 2-3 volte a settimana e otterrete
un’ampia quantità di proteine di buona qualità e oli essenziali di pesce.”