29 marzo 2026
PREMESSA
Negli ultimi anni la popolazione
anziana sta crescendo rapidamente e, con essa, anche il numero di persone
considerate “fragili”. La fragilità è
una condizione in cui l’organismo perde gradualmente efficienza in diversi
sistemi fisiologici, diventando più vulnerabile alle malattie. Questo rende la
gestione clinica molto complessa, soprattutto quando si tratta di pazienti
fragili con ipertensione, che spesso assumono molti farmaci e sono quindi più
esposti a effetti indesiderati. Gli studi finora condotti non hanno chiarito se
gli obiettivi di pressione arteriosa (PA) debbano essere diversi nei pazienti
fragili rispetto a quelli non fragili, soprattutto nei casi di fragilità grave.
Alcuni grandi studi clinici, come SPRINT e ACCORD, suggeriscono che anche i
pazienti fragili possano trarre beneficio da un controllo intensivo della PA
(mirando a una sistolica – PAS – < 120 mmHg). Tuttavia, questi studi
includevano pochi soggetti con fragilità grave, e per questo non è ancora del
tutto chiaro se, in tali pazienti, il bilancio tra benefici e rischi sia
favorevole. Proprio per questa incertezza, anche le linee guida internazionali
sono poco uniformi. Solo poche forniscono indicazioni specifiche, mentre quelle
più recenti suggeriscono obiettivi più personalizzati e meno rigidi per chi
presenta una fragilità moderata o severa. Per contribuire a chiarire questa
situazione, è stata svolta una nuova analisi dei dati dello studio ESPRIT. LO
STUDIO ESPRIT (Effects of intensive Systolic blood Pressure lowering treatment
in reducing RIsk of vascular eventTs)
Obiettivo: valutare se abbassare in modo intensivo la PA — puntando a PAS <
120 mmHg — sia utile e sicuro anche per le persone più fragili, in cui si teme
che un trattamento così rigoroso possa causare più danni che benefici.
CONCLUSIONi
Lo studio rappresenta un
importante contributo esplorativo in una popolazione poco studiata. Il
controllo intensivo della PA, rispetto al controllo standard, ha ridotto il
rischio di eventi CV maggiori (MACE) e di mortalità per tutte le cause,
indipendentemente dal grado di fragilità. La presenza di fragilità severa non
dovrebbe precludere la possibilità di adottare un controllo intensivo della PA.
Al contrario, dovrebbe favorire un approccio centrato sul paziente, con particolare
attenzione alla titolazione prudente della terapia anti-ipertensiva e al
monitoraggio attento della funzione renale.